Dunque è finalmente acclarato che gli avvocati possono svolgere l'attività procuratoria senza la necessità di iscriversi a quello strano elenco istituito dalla FIGC. Lo ha stabilito il Consiglio Nazionale Forense, cui l'associazione Avvocaticalcio si era rivolta in assenza di specifiche previsione normative federali, pur esistenti in passato. La professionalità e la competenza culturale, che sembravano svilite dalla balorda idea di abolire l'albo degli Agenti Fifa, si riaffacciano così nel mondo del calcio. Gli avvocati non dovranno neppure depositare i mandati rilasciati loro dai calciatori o dalle società posto che, ha osservato il CNF, tale obbligo non è previsto "dall'ordinamento vigente, né con fonti primarie, né con fonti secondarie". È così servito chi aveva la pretesa di ingabbiare l'attività di professionisti riconosciuti tali da una legge dello stato, accomunandoli, in via degradante, a soggetti privi di ogni qualificazione certificata dal superamento di un esame. Con buona pace dell'ex padrone del calcio mondiale, Joseph Blatter, a cui si deve l'alzata di ingegno che ha portato all'abolizione della figura dell'agente Fifa. Sarà deluso chi pretendeva di sottoporre gli avvocati, che restano ovviamente soggetti alle puntuali regole etiche e comportamentali dettate dal loro ordine professionale, alle cervellotiche, dispotiche e spesso palesemente arbitrarie decisioni della cosiddetta Giustizia Sportiva. L'ultimo esempio di tale arbitrarietà (i detrattori affermano che la legge per gli sconosciuti si applichi e per gli amici si interpreta) è data appunto dall'interpretazione della norma che evita il processo alla Lazio (inchiesta di Cremona), mentre rinvia a giudizio Genoa e Lecce. Interpretazione che per i più forbiti potrebbe sembrare "ad usum delphini". Ma per i meno latinisti, nell'evocazione del compianto Franco Scoglio, potrebbe suonare ad minchiam...