Il Milan e il closing, ci siamo. Da Tassotti a Lentini, le mie esperienze con Berlusconi

Sembra quasi impossibile ma ormai, a un passo dal cosiddetto closing, Berlusconi è sul punto di lasciare il Milan. La circostanza non può lasciarmi indifferente considerata la serie di rapporti professionali che ho intrattenuto con lui. Il mio primo giocatore al Milan fu Mauro Tassotti dal che si può facilmente dedurre che il rapporto origina...nella notte dei tempi al punto che si può definire "storico". Seguì Gigi Lentini, un calciatore eccezionale, dal gran fisico, che scavallava sulla fascia con una fantasia straordinaria e una velocità impressionante unite alla potenza di un ariete. Fabio Capello, l'allenatore di quel Milan, stravedeva per questo giocatore che avrebbe potuto essere un grande protagonista del calcio internazionale se un malaugurato incidente d'auto non ne avesse condizionato la carriera. Gigi Lentini, prodotto del vivaio del Torino, sin dalle sue prime apparizioni in maglia granata divenne importantissimo uomo mercato e fu conteso allo stremo, fino all'ultimo, dalla Juventus. L'Italia tutta si appassionò al duello tra l'Avvocato (Agnelli) e il Cavaliere (Berlusconi) per aggiudicarsi quell'eccezionale talento. Il Cavaliere prevalse in extremis giocando anche sul suo indiscutibile carisma personale (non che Agnelli ne fosse privo!!!) e sul fascino del contesto nel quale si muoveva. Ricordo ancora l'elicottero personale che venne a Torino per poi trasportarci (Lentini ed io) ad Arcore dove il Cavaliere ci venne incontro accogliendoci con grande cordialità per poi intrattenerci tra i vialetti del meraviglioso giardino. Al pranzo che ne seguì, le ultime esitazioni di Lentini, se mai ce n'erano, ovviamente caddero e la decisione fu presa. Fondamentale per la piena riuscita dell'operazione fu comunque la segretezza nella quale fu condotta. L'allora Presidente del Torino Gianmauro Borsano propendeva infatti per la Juve e avrebbe voluto cedere il suo pezzo forte ai bianconeri. Ma non aveva fatto i conti con il fascino di Silvio Berlusconi.

Il Milan e il closing, ci siamo. Da Tassotti a Lentini, le mie esperienze con Berlusconi

Sembra quasi impossibile ma ormai, a un passo dal cosiddetto closing, Berlusconi è sul punto di lasciare il Milan. La circostanza non può lasciarmi indifferente considerata la serie di rapporti professionali che ho intrattenuto con lui. Il mio primo giocatore al Milan fu Mauro Tassotti dal che si può facilmente dedurre che il rapporto origina...nella notte dei tempi al punto che si può definire "storico". Seguì Gigi Lentini, un calciatore eccezionale, dal gran fisico, che scavallava sulla fascia con una fantasia straordinaria e una velocità impressionante unite alla potenza di un ariete. Fabio Capello, l'allenatore di quel Milan, stravedeva per questo giocatore che avrebbe potuto essere un grande protagonista del calcio internazionale se un malaugurato incidente d'auto non ne avesse condizionato la carriera. Gigi Lentini, prodotto del vivaio del Torino, sin dalle sue prime apparizioni in maglia granata divenne importantissimo uomo mercato e fu conteso allo stremo, fino all'ultimo, dalla Juventus. L'Italia tutta si appassionò al duello tra l'Avvocato (Agnelli) e il Cavaliere (Berlusconi) per aggiudicarsi quell'eccezionale talento. Il Cavaliere prevalse in extremis giocando anche sul suo indiscutibile carisma personale (non che Agnelli ne fosse privo!!!) e sul fascino del contesto nel quale si muoveva. Ricordo ancora l'elicottero personale che venne a Torino per poi trasportarci (Lentini ed io) ad Arcore dove il Cavaliere ci venne incontro accogliendoci con grande cordialità per poi intrattenerci tra i vialetti del meraviglioso giardino. Al pranzo che ne seguì, le ultime esitazioni di Lentini, se mai ce n'erano, ovviamente caddero e la decisione fu presa. Fondamentale per la piena riuscita dell'operazione fu comunque la segretezza nella quale fu condotta. L'allora Presidente del Torino Gianmauro Borsano propendeva infatti per la Juve e avrebbe voluto cedere il suo pezzo forte ai bianconeri. Ma non aveva fatto i conti con il fascino di Silvio Berlusconi.

Povera maglia azzurra. Papu Gomez non convocabile? Meglio Belotti, Cataldi e Politano…

Povera maglia azzurra. Bistrattata e impoverita. Prima preziosa e quasi inarrivabile, ora troppo accessibile e troppo alla portata. E per fortuna che l'argentino Papu Gomez non è convocabile, perché altrimenti la nostra maglia avrebbe subito un impoverimento ulteriore. Gomez non è selezionabile perché ha già giocato per l'Under 20 del suo Paese. Quindi la FIGC, bontà sua, ha rinunciato a chiedere chiarimenti alla Fifa. E meno male. Non penso che ci si debba disperare se un atleta pur bravo ma costretto ad imparare in fretta e furia l'inno di Mameli non potrà rappresentare il popolo italiano, cioè quello che l'inno di Mameli lo conosce dalla nascita. Ditemi quello che vi pare, ma resto contrario all'italianizzazione a tutti i costi di giocatori che per quanto bravi o bravini non hanno il potere di spostare i valori in campo o il peso specifico della nostra Nazionale. Sarei contrario anche se spostassero il peso specifico. Perché i valori della propria patria, identità e cultura non devono mai cedere il passo alla moda globalizzata sia pur politicamente corretta che li vuole annullare. Con tutto il rispetto per i vari Eder, Vazquez, Gomez e Paletta vedo meglio i vari Belotti, Politano e Cataldi...

Povera maglia azzurra. Papu Gomez non convocabile? Meglio Belotti, Cataldi e Politano…

Povera maglia azzurra. Bistrattata e impoverita. Prima preziosa e quasi inarrivabile, ora troppo accessibile e troppo alla portata. E per fortuna che l'argentino Papu Gomez non è convocabile, perché altrimenti la nostra maglia avrebbe subito un impoverimento ulteriore. Gomez non è selezionabile perché ha già giocato per l'Under 20 del suo Paese. Quindi la FIGC, bontà sua, ha rinunciato a chiedere chiarimenti alla Fifa. E meno male. Non penso che ci si debba disperare se un atleta pur bravo ma costretto ad imparare in fretta e furia l'inno di Mameli non potrà rappresentare il popolo italiano, cioè quello che l'inno di Mameli lo conosce dalla nascita. Ditemi quello che vi pare, ma resto contrario all'italianizzazione a tutti i costi di giocatori che per quanto bravi o bravini non hanno il potere di spostare i valori in campo o il peso specifico della nostra Nazionale. Sarei contrario anche se spostassero il peso specifico. Perché i valori della propria patria, identità e cultura non devono mai cedere il passo alla moda globalizzata sia pur politicamente corretta che li vuole annullare. Con tutto il rispetto per i vari Eder, Vazquez, Gomez e Paletta vedo meglio i vari Belotti, Politano e Cataldi...