Lippi e la mancata firma con l’Italia, varcati i confini di anti costituzionalità

In queste ore è tornata alla ribalta delle cronache sportive la questione Lippi e la compatibilità' della nomina da parte della Figc di Marcello quale DT delle Nazionali con l'attivita' di procuratore sportivo svolta dal figlio Davide. La Federazione si trova ora a dover sbrogliare una matassa che proprio i piani alti di Via Allegri avevano imbrigliata per cercare di cancellare o comunque limitare la professione di agente ora procuratore. Il leit motiv prevede che sia stata la FIFA ad imporlo ma in realta' ogni Federazione Nazionale ci ha messo del suo, in tal caso la norma introdotta nel regolamento nazionale prevale su quella internazionale, la Federazione Italiana avrebbe potuto emanare una disciplina con maggior buon senso e soprattutto con maggior fondamento di legittimita'. Avvocaticalcio, senza indugi, si schiera contro la norma introdotta dall' art. 3 del Regolamento afferente i procuratori sportivi, proprio quella norma che impedirebbe a Davide Lippi di esercitare la professione di procuratore, avendo un padre DT della Figc, un po' come un figlio avvocato che non possa esercitare in Italia avendo un padre Magistrato. I confini di anti costituzionalita' sono stati senza dubbio varcati; impedire lo svolgimento di una legittima attivita' lavorativa , a parere di Avvocaticalcio, e' assolutamente una norma senza alcun fondamento giuridico. Sarebbe sufficiente non consentire, come succede di solito nell'attivita' forense, che il figlio abbia come interlocutore o dirigente nelle proprie attivita' il padre. Nella fattispecie , inoltre, ci troviamo di fronte ad un DT delle nazionali che poco potrebbe influenzare la professione' del figlio. Dalle ultime notizie parrebbe che Marcello Lippi, stanco di restare nell'attesa dell' interpretazione della norma Regolamentare da parte della Corte Federale, abbia ritirato la propria nomina. Non sappiamo quanto sia stato indotto a farlo o meno, comunque sarebbe una ulteriore sconfitta per il movimento calcio involuto su posizioni ataviche e senza alcun senso logico giuridico.

Lippi e la mancata firma con l’Italia, varcati i confini di anti costituzionalità

In queste ore è tornata alla ribalta delle cronache sportive la questione Lippi e la compatibilità' della nomina da parte della Figc di Marcello quale DT delle Nazionali con l'attivita' di procuratore sportivo svolta dal figlio Davide. La Federazione si trova ora a dover sbrogliare una matassa che proprio i piani alti di Via Allegri avevano imbrigliata per cercare di cancellare o comunque limitare la professione di agente ora procuratore. Il leit motiv prevede che sia stata la FIFA ad imporlo ma in realta' ogni Federazione Nazionale ci ha messo del suo, in tal caso la norma introdotta nel regolamento nazionale prevale su quella internazionale, la Federazione Italiana avrebbe potuto emanare una disciplina con maggior buon senso e soprattutto con maggior fondamento di legittimita'. Avvocaticalcio, senza indugi, si schiera contro la norma introdotta dall' art. 3 del Regolamento afferente i procuratori sportivi, proprio quella norma che impedirebbe a Davide Lippi di esercitare la professione di procuratore, avendo un padre DT della Figc, un po' come un figlio avvocato che non possa esercitare in Italia avendo un padre Magistrato. I confini di anti costituzionalita' sono stati senza dubbio varcati; impedire lo svolgimento di una legittima attivita' lavorativa , a parere di Avvocaticalcio, e' assolutamente una norma senza alcun fondamento giuridico. Sarebbe sufficiente non consentire, come succede di solito nell'attivita' forense, che il figlio abbia come interlocutore o dirigente nelle proprie attivita' il padre. Nella fattispecie , inoltre, ci troviamo di fronte ad un DT delle nazionali che poco potrebbe influenzare la professione' del figlio. Dalle ultime notizie parrebbe che Marcello Lippi, stanco di restare nell'attesa dell' interpretazione della norma Regolamentare da parte della Corte Federale, abbia ritirato la propria nomina. Non sappiamo quanto sia stato indotto a farlo o meno, comunque sarebbe una ulteriore sconfitta per il movimento calcio involuto su posizioni ataviche e senza alcun senso logico giuridico.

Ventura e l’Italia, l’uomo giusto al posto giusto. Lippi azzurro e il conflitto d’interessi, la pagliuzza nell’occhio e la trave del regolamento…

La Nazionale a Giampiero Ventura. Nel contesto attuale è l'uomo giusto al posto giusto, ha tutte le caratteristiche per poter essere guardato con favore, simpatia e prospettive per il futuro. Ma anche lui dovrà avere a che fare con ciò che passa il convento. E il convento italiano passa ben poco. L'evolvere del calcio nazionale non è certo favorito dalle norme della Federazione, che continua a favorire il dilagare dell'ondata straniera e non si cura dello sviluppo e la tutela dei vivai. Il passettino in avanti che si fa quest'anno con i quattro più quattro nelle rose da venticinque è veramente una goccia nel mare che occorrerebbe colmare. Ciò che s'impone è una norma di imperio che imponga 7-8 italiani in campo, sono incredulo che la Federazione non ci stia neppure pensando. Prima devono pensarle e poi, forse, farle. Vedi la riforma delle seconde squadre oppure i format dei campionati con la Lega Pro che torna incredibilmente a sessanta squadre contro ogni logica e realtà di fatto. È infatti di tutta evidenza che l'area professionistica va ridotta piuttosto che ampliata considerato che l'economicità del sistema non consente l'assorbimento di tutti questi calciatori professionisti. Basta guardare alle altre realtà dove il calcio professionistico è pressoché la metà del nostro. Con Ventura in Nazionale dovrebbe andare Marcello Lippi, ma non gli è consentito perché il figlio fa il procuratore. Siamo al cospetto di un regolamento inadeguato ed illegittimo. Un regolamento che sdogana l'improvvisazione e la competenza autocertificata su modulo prestampato, l'essenza di uno pseudoregolamento che presenta profili di criticità anche dal punto di vista costituzionale, considerato che il diritto al lavoro è garantito dalla Costituzione. Ma se vogliamo parlare di conflitto d'interessi,se ne sono visti di tutti i colori a partire da quelli ipotizzati per il presidente della Lega Serie A, per il quale in quanto dipendente di UniCredit potevano profilarsi dei conflitti d'interessi con l'Atahotel Executive (dove si svolgeva il calciomercato) di proprietà della stessa banca. La Federazione si preoccupa della pagliuzza (caso Lippi) rispetto alla trave che ha nell'occhio (lo pseudoregolamento antistorico e anticostituzionale).

Ventura e l’Italia, l’uomo giusto al posto giusto. Lippi azzurro e il conflitto d’interessi, la pagliuzza nell’occhio e la trave del regolamento…

La Nazionale a Giampiero Ventura. Nel contesto attuale è l'uomo giusto al posto giusto, ha tutte le caratteristiche per poter essere guardato con favore, simpatia e prospettive per il futuro. Ma anche lui dovrà avere a che fare con ciò che passa il convento. E il convento italiano passa ben poco. L'evolvere del calcio nazionale non è certo favorito dalle norme della Federazione, che continua a favorire il dilagare dell'ondata straniera e non si cura dello sviluppo e la tutela dei vivai. Il passettino in avanti che si fa quest'anno con i quattro più quattro nelle rose da venticinque è veramente una goccia nel mare che occorrerebbe colmare. Ciò che s'impone è una norma di imperio che imponga 7-8 italiani in campo, sono incredulo che la Federazione non ci stia neppure pensando. Prima devono pensarle e poi, forse, farle. Vedi la riforma delle seconde squadre oppure i format dei campionati con la Lega Pro che torna incredibilmente a sessanta squadre contro ogni logica e realtà di fatto. È infatti di tutta evidenza che l'area professionistica va ridotta piuttosto che ampliata considerato che l'economicità del sistema non consente l'assorbimento di tutti questi calciatori professionisti. Basta guardare alle altre realtà dove il calcio professionistico è pressoché la metà del nostro. Con Ventura in Nazionale dovrebbe andare Marcello Lippi, ma non gli è consentito perché il figlio fa il procuratore. Siamo al cospetto di un regolamento inadeguato ed illegittimo. Un regolamento che sdogana l'improvvisazione e la competenza autocertificata su modulo prestampato, l'essenza di uno pseudoregolamento che presenta profili di criticità anche dal punto di vista costituzionale, considerato che il diritto al lavoro è garantito dalla Costituzione. Ma se vogliamo parlare di conflitto d'interessi,se ne sono visti di tutti i colori a partire da quelli ipotizzati per il presidente della Lega Serie A, per il quale in quanto dipendente di UniCredit potevano profilarsi dei conflitti d'interessi con l'Atahotel Executive (dove si svolgeva il calciomercato) di proprietà della stessa banca. La Federazione si preoccupa della pagliuzza (caso Lippi) rispetto alla trave che ha nell'occhio (lo pseudoregolamento antistorico e anticostituzionale).

TMW RADIO – Pasqualin: “Inzaghi-Venezia ok. Giovinco pensa al Toronto”

Claudio Pasqualin, agente di Sebastiano Giovinco, ha parlato al microfono di TMW Radio. Tanti gli aspetti analizzati, si parte dall'arrivo di Filippo Inzaghi sulla panchina del Venezia: "Lo vedo bene, mi evoca la figura di un altro mio assistito che aveva avuto un avvio di carriera analogo. Mi riferisco a Gattuso, che - ha proseguito Pasqualin - aveva iniziato a Palermo. Poi è ripartito dal basso, adesso è al Pisa e sta facendo vedere il suo valore. È campione del mondo, anche Inzaghi ha tutto per far bene a Venezia. La mia impressione è che, per lui, Milan o Venezia faccia lo stesso. Pippo sarà impegnato qui e sarà molto più efficace rispetto al Milan, tutti penderanno dalle sue labbra". Mercato itinerante? "E' una idea che nasce dalla constatazione che il mercato tira anche dal punto di vista turistico come prodotto. Da questo punto di vista, rendere il mercato itinerante con strutture adeguate, è un dettaglio importante. Bisogna rendere importante questo evento, anche con la presenza dei calciatori venendo a firmare contratti. La realtà oggi è un'altra, bisogna cambiare questo mercato in meglio". Quali prospettive di mercato per Giovinco? "Fossi un uomo della pubblicità, inventerei uno slogan 'No Giovinco, no party'. È concentratissimo per il Toronto, la sua immagine a livello internazionale s'è confermata con l'interesse del Barcellona. Guardando l'organico spagnolo, preferì non andare visti gli elementi presenti nell'attacco blaugrana. Seba spera di confermarsi MVP della Lega, credo che non abbia finito di far parlare di sé. Anzi, nel pieno della sua maturità, può fare ancora meglio".