Football Leaks, i fondi di investimento e il calciomercato. Alla faccia dei valori sportivi…

Un tempo (sembra molto tempo fa) i calciatori venivano scelti dai Club esclusivamente (o per lo meno primariamente) sulla base della loro caratura tecnica, connessa, è ovvio, ad una valutazione circa le loro qualità “umane” (carattere, personalità, ecc. ecc.). Oggi, a quanto pare ed a quanto le carte di Football Leaks vanno confermando, non è più così. Sembra infatti che a determinare il collocamento di questo o di quel campione (o sedicente tale) sia sì la sua caratura tecnica, ma anche e soprattutto la “proprietà” del suo cartellino. Le speculazioni dei cosiddetti Fondi di Investimento condizionano infatti in forma palese il calciomercato di alto livello datochè il Fondo Proprietario deve spingere questo o quel giocatore verso una destinazione che sia conveniente in termini di rendimento. Ma il rendimento di cui si parla non è quello tecnico, con prestazioni super in campo, ma il rendimento è quello finanziario che crei plusvalenza per il Fondo stesso. Quindi tutto l’aspetto sportivo del gioco più bello del mondo, e lo stesso concetto di meritocrazia, ne sono ampiamente stravolti. Con buona pace della FIFA che avrebbe vietato il fenomeno dei Fondi (vi risparmio disquisizioni sulla differenza tra quelli “proprietari” e quelli di puro “investimento”) definiti dalla FIFA stessa una forma “moderna di schiavitù”. Avrebbe vietato ma non evitato, perché i Fondi imperversano alla grande e con la stessa compiaciuta complicità dei pretesi “schiavi” i quali sono felici e ben contenti di esserlo. Un tempo i calciatori di un certo livello sceglievano il loro procuratore sulla scorta di loro valutazioni di esclusivo carattere professionale. Ne valutavano la serietà, la competenza giuridica e tecnica, l’immagine pubblica e la credibilità. Ora sembra che i criteri siano mutati e al di là della triste realtà creatasi per l’ingresso di personaggi (favoriti dall’assenza di regole) che addirittura le procure le pagano (anche alle mezze calzette), sembra che a determinare i calciatori (e, nel caso dei giovanissimi, le loro famiglie) siano le profferte dei Fondi che spesso hanno investito denaro anche sui Club che poi loro stessi pesantemente condizionano avendo fatto loro dei prestiti, sia pur di incerto rientro. Rientro che per i Fondi è comunque garantito dalla “plusvalenza” sul loro calciatore. L’inchiesta giornalistica denominato Football Leaks li ha denominati i “burattinai del calcio” ed ha evidenziato, per dirne una, che il Fondo proprietario di Kondogbia, che ora delude all’Inter, ha guadagnato il 523% (cinquecento ventitre per cento) in tredici mesi. Ora, per quanto lauti possano essere stati i guadagni dei procuratori vecchio stampo sui compensi dei loro assistiti, questi spropositati guadagni sui cartellini dei giocatori vanno davvero oltre ogni immaginazione ma sono evidentemente tollerati da un sistema acquiescente. Alla faccia dei valori sportivi “del gioco” più bello del mondo.

Football Leaks, i fondi di investimento e il calciomercato. Alla faccia dei valori sportivi…

Un tempo (sembra molto tempo fa) i calciatori venivano scelti dai Club esclusivamente (o per lo meno primariamente) sulla base della loro caratura tecnica, connessa, è ovvio, ad una valutazione circa le loro qualità “umane” (carattere, personalità, ecc. ecc.). Oggi, a quanto pare ed a quanto le carte di Football Leaks vanno confermando, non è più così. Sembra infatti che a determinare il collocamento di questo o di quel campione (o sedicente tale) sia sì la sua caratura tecnica, ma anche e soprattutto la “proprietà” del suo cartellino. Le speculazioni dei cosiddetti Fondi di Investimento condizionano infatti in forma palese il calciomercato di alto livello datochè il Fondo Proprietario deve spingere questo o quel giocatore verso una destinazione che sia conveniente in termini di rendimento. Ma il rendimento di cui si parla non è quello tecnico, con prestazioni super in campo, ma il rendimento è quello finanziario che crei plusvalenza per il Fondo stesso. Quindi tutto l’aspetto sportivo del gioco più bello del mondo, e lo stesso concetto di meritocrazia, ne sono ampiamente stravolti. Con buona pace della FIFA che avrebbe vietato il fenomeno dei Fondi (vi risparmio disquisizioni sulla differenza tra quelli “proprietari” e quelli di puro “investimento”) definiti dalla FIFA stessa una forma “moderna di schiavitù”. Avrebbe vietato ma non evitato, perché i Fondi imperversano alla grande e con la stessa compiaciuta complicità dei pretesi “schiavi” i quali sono felici e ben contenti di esserlo. Un tempo i calciatori di un certo livello sceglievano il loro procuratore sulla scorta di loro valutazioni di esclusivo carattere professionale. Ne valutavano la serietà, la competenza giuridica e tecnica, l’immagine pubblica e la credibilità. Ora sembra che i criteri siano mutati e al di là della triste realtà creatasi per l’ingresso di personaggi (favoriti dall’assenza di regole) che addirittura le procure le pagano (anche alle mezze calzette), sembra che a determinare i calciatori (e, nel caso dei giovanissimi, le loro famiglie) siano le profferte dei Fondi che spesso hanno investito denaro anche sui Club che poi loro stessi pesantemente condizionano avendo fatto loro dei prestiti, sia pur di incerto rientro. Rientro che per i Fondi è comunque garantito dalla “plusvalenza” sul loro calciatore. L’inchiesta giornalistica denominato Football Leaks li ha denominati i “burattinai del calcio” ed ha evidenziato, per dirne una, che il Fondo proprietario di Kondogbia, che ora delude all’Inter, ha guadagnato il 523% (cinquecento ventitre per cento) in tredici mesi. Ora, per quanto lauti possano essere stati i guadagni dei procuratori vecchio stampo sui compensi dei loro assistiti, questi spropositati guadagni sui cartellini dei giocatori vanno davvero oltre ogni immaginazione ma sono evidentemente tollerati da un sistema acquiescente. Alla faccia dei valori sportivi “del gioco” più bello del mondo.

Il Milan e il closing, ci siamo. Da Tassotti a Lentini, le mie esperienze con Berlusconi

Sembra quasi impossibile ma ormai, a un passo dal cosiddetto closing, Berlusconi è sul punto di lasciare il Milan. La circostanza non può lasciarmi indifferente considerata la serie di rapporti professionali che ho intrattenuto con lui. Il mio primo giocatore al Milan fu Mauro Tassotti dal che si può facilmente dedurre che il rapporto origina...nella notte dei tempi al punto che si può definire "storico". Seguì Gigi Lentini, un calciatore eccezionale, dal gran fisico, che scavallava sulla fascia con una fantasia straordinaria e una velocità impressionante unite alla potenza di un ariete. Fabio Capello, l'allenatore di quel Milan, stravedeva per questo giocatore che avrebbe potuto essere un grande protagonista del calcio internazionale se un malaugurato incidente d'auto non ne avesse condizionato la carriera. Gigi Lentini, prodotto del vivaio del Torino, sin dalle sue prime apparizioni in maglia granata divenne importantissimo uomo mercato e fu conteso allo stremo, fino all'ultimo, dalla Juventus. L'Italia tutta si appassionò al duello tra l'Avvocato (Agnelli) e il Cavaliere (Berlusconi) per aggiudicarsi quell'eccezionale talento. Il Cavaliere prevalse in extremis giocando anche sul suo indiscutibile carisma personale (non che Agnelli ne fosse privo!!!) e sul fascino del contesto nel quale si muoveva. Ricordo ancora l'elicottero personale che venne a Torino per poi trasportarci (Lentini ed io) ad Arcore dove il Cavaliere ci venne incontro accogliendoci con grande cordialità per poi intrattenerci tra i vialetti del meraviglioso giardino. Al pranzo che ne seguì, le ultime esitazioni di Lentini, se mai ce n'erano, ovviamente caddero e la decisione fu presa. Fondamentale per la piena riuscita dell'operazione fu comunque la segretezza nella quale fu condotta. L'allora Presidente del Torino Gianmauro Borsano propendeva infatti per la Juve e avrebbe voluto cedere il suo pezzo forte ai bianconeri. Ma non aveva fatto i conti con il fascino di Silvio Berlusconi.

Il Milan e il closing, ci siamo. Da Tassotti a Lentini, le mie esperienze con Berlusconi

Sembra quasi impossibile ma ormai, a un passo dal cosiddetto closing, Berlusconi è sul punto di lasciare il Milan. La circostanza non può lasciarmi indifferente considerata la serie di rapporti professionali che ho intrattenuto con lui. Il mio primo giocatore al Milan fu Mauro Tassotti dal che si può facilmente dedurre che il rapporto origina...nella notte dei tempi al punto che si può definire "storico". Seguì Gigi Lentini, un calciatore eccezionale, dal gran fisico, che scavallava sulla fascia con una fantasia straordinaria e una velocità impressionante unite alla potenza di un ariete. Fabio Capello, l'allenatore di quel Milan, stravedeva per questo giocatore che avrebbe potuto essere un grande protagonista del calcio internazionale se un malaugurato incidente d'auto non ne avesse condizionato la carriera. Gigi Lentini, prodotto del vivaio del Torino, sin dalle sue prime apparizioni in maglia granata divenne importantissimo uomo mercato e fu conteso allo stremo, fino all'ultimo, dalla Juventus. L'Italia tutta si appassionò al duello tra l'Avvocato (Agnelli) e il Cavaliere (Berlusconi) per aggiudicarsi quell'eccezionale talento. Il Cavaliere prevalse in extremis giocando anche sul suo indiscutibile carisma personale (non che Agnelli ne fosse privo!!!) e sul fascino del contesto nel quale si muoveva. Ricordo ancora l'elicottero personale che venne a Torino per poi trasportarci (Lentini ed io) ad Arcore dove il Cavaliere ci venne incontro accogliendoci con grande cordialità per poi intrattenerci tra i vialetti del meraviglioso giardino. Al pranzo che ne seguì, le ultime esitazioni di Lentini, se mai ce n'erano, ovviamente caddero e la decisione fu presa. Fondamentale per la piena riuscita dell'operazione fu comunque la segretezza nella quale fu condotta. L'allora Presidente del Torino Gianmauro Borsano propendeva infatti per la Juve e avrebbe voluto cedere il suo pezzo forte ai bianconeri. Ma non aveva fatto i conti con il fascino di Silvio Berlusconi.

Povera maglia azzurra. Papu Gomez non convocabile? Meglio Belotti, Cataldi e Politano…

Povera maglia azzurra. Bistrattata e impoverita. Prima preziosa e quasi inarrivabile, ora troppo accessibile e troppo alla portata. E per fortuna che l'argentino Papu Gomez non è convocabile, perché altrimenti la nostra maglia avrebbe subito un impoverimento ulteriore. Gomez non è selezionabile perché ha già giocato per l'Under 20 del suo Paese. Quindi la FIGC, bontà sua, ha rinunciato a chiedere chiarimenti alla Fifa. E meno male. Non penso che ci si debba disperare se un atleta pur bravo ma costretto ad imparare in fretta e furia l'inno di Mameli non potrà rappresentare il popolo italiano, cioè quello che l'inno di Mameli lo conosce dalla nascita. Ditemi quello che vi pare, ma resto contrario all'italianizzazione a tutti i costi di giocatori che per quanto bravi o bravini non hanno il potere di spostare i valori in campo o il peso specifico della nostra Nazionale. Sarei contrario anche se spostassero il peso specifico. Perché i valori della propria patria, identità e cultura non devono mai cedere il passo alla moda globalizzata sia pur politicamente corretta che li vuole annullare. Con tutto il rispetto per i vari Eder, Vazquez, Gomez e Paletta vedo meglio i vari Belotti, Politano e Cataldi...