Serie A a diciotto squadre, palla alla Commissione del poi e decidono le società! E il possibile appalto a Infront…

Cosa si fa in Italia quando si vuol rimandare la soluzione di un problema? La risposta è chiara: si crea una Commissione. La solita Commissione che studierà il problema e poi ne esaminerà le varie sfaccettature e poi farà gli opportuni accertamenti e poi bla bla bla... Questo, da quando Italia è Italia, è il concetto di Commissione. C'è poi da distinguere tra, Commissione di Studio, Commissione Consultiva, Commissione Esecutiva, Commissione Deliberante e così via. Al momento non è dato sapere di che natura sia quella che i soloni della Lega hanno deliberato di istituire per risolvere il problema del format della serie A. Quindi si è deciso di non decidere, ma di formare una Commissione per giungere ad un'eventuale decisione che è invece già drammaticamente in ritardo: la serie A a diciotto squadre non è infatti più procrastinabile per ottenere un prodotto più spendibile, soprattutto all'estero, e più interessante. Ma chi saranno i componenti di una così importante Commissione? Sta qui il vero colpo di genio. Saranno le società stesse! Forse qualcuno potrebbe osservare che invece di creare una Commissione era meglio istituire un'Assemblea. Ma il problema è che quella si può convocare in pochi giorni, mentre i lavori di una Commissione possono durare a seconda delle particolari esigenze, a tempo indeterminato. Ma avete mai sentito dal Presidente di Lega una dichiarazione decisionista, una presa di posizione netta? È sempre un restare sul vago, un trionfo del ma anche (tipo "sono di destra ma anche di sinistra") infarcito di ehm, come dire.... Il trionfo del nulla. La peggior classe dirigente calcistica di sempre, capace di far retrocedere la serie A al quarto posto in Europa (dopo Premier, Liga e Bundesliga) minacciata anche dai campionati di Francia e Portogallo ancora non sa che format darsi. Quando tutti, ma proprio tutti, giudicano improcrastinabile il ritorno alle diciotto squadre e la drastica riduzione parallela dell'area professionistica. Siamo tutti in ansia per le delibere della Commissione che peraltro, potreebbe decidere di appaltare la decisione. A chi? Ovviamente ad Infront...

Adesso basta, si tuteli il vivaio italiano. Quali catastrofi per imporre un numero di giocatori italiani in campo? FIGC, intervieni! Calcio alla deriva…

Il problema della tutela del nostro vivaio non può essere più trascurato. Continuare a non far nulla sul piano normativo per consentire ai nostri ragazzi di giocare al calcio anche per la speranza di emergere, è vergognoso e intollerabile. Pare tuttavia che il fatto, per quanto odioso e intollerabile, però non costituisca reato penale. E quindi gli alti papaveri federali che di questo problema dei vivai dovrebbero appunto occuparsi, e non alle delle rogne più o meno personali, possono dormire sonni tranquilli. La Magistratura non potrà contestar loro quella sorta di "omissione d'atti d'ufficio" che è invece davanti agli occhi di tutti in un calcio sempre più alla deriva e trascinato nel baratro da un numero sempre più imponente di stranieri, spesso dalle dubbie capacità. Sarà perché ho ancora negli occhi la prova, tutt'altro che esaltante sul piano tecnico, della nostra Under 21 contro l'Irlanda del Nord a Vicenza, ma credo che occorra una sorta di sveglia ai nostri dirigenti perché non continuino a dormire sul problema dei problemi. Il nostro calcio non appassiona più per l'eccesso di manovalanza straniera. I tifosi, fortemente connotati dal senso di appartenenza, non provano alcun trasporto per tutti quei nomi esotici e spesso impronunciabili. Ma cosa ci vuole, quali ulteriori catastrofi dobbiamo attenderci, per varare una norma che imponga un certo numero di giocatori italiani in campo? Alla follia dei presidenti (che per i malpensanti è spesso abile tornaconto) bisogna, d'imperio, porre immediato rimedio. La Federcalcio quindi dica: tu Presidente puoi prendere anche venti stranieri, ma però sappi che in campo devi mandare almeno sette italiani. Va benissimo poi che invece di sette siano sei o otto. Ma è il concetto che deve imporsi: il calcio italiano non può esser giocato da soli stranieri. E nell'assoluta ignavia federale, passo dopo passo, questa è la deriva.

Platini come Blatter e non come la moglie di Cesare. Presidenza FIFA: da Maradona e Zico alle due sudafricane…

Circa un mese fa il Procuratore Generale della Svizzera annunciando di aver aperto un'indagine sul presidente Joseph Blatter per "gestione fraudolenta e appropriazione indebita" ha fatto sapere che nella stessa inchiesta è coinvolto anche Michel Platini, il principale candidato alle elezioni del febbraio 2016, data in cui verrà scelto il successore dello gnomo di Zurigo. Il Procuratore ha aggiunto che Platini, al momento, è "a metà tra l'essere testimone e l'essere indagato" per un pagamento sospetto di due milioni ricevuto dalla Fifa nel 2011. Premesso che desta meraviglia che un Magistrato pronunci frasi così criptiche e sibilline, resta il fatto che a detta del Magistrato Platini sarebbe in qualche maniera coinvolto. Il francese si difende non negando il fatto, ma spiegando che i due milioni gli sarebbero dovuti per una non meglio precisata consulenza. Platini in ogni caso non è come "la moglie di Cesare". A chi si chiede cosa significhi questa espressione osserverò che per la storia dell'antica Roma la cosiddetta "moglie di Cesare" deve essere più integerrima dello stesso Cesare, quindi non solo non colpevole, ma non deve neppure essere sospettabile. Di conseguenza è sottinteso che, alla stregua della moglie di Cesare, chi vuole occupare alte posizioni nelle Istituzioni non deve essere oggetto di pettegolezzi, né destinatario di avvisi di garanzia. Credo sia legittimo pensare che il popolo (del pallone, come quello romano) esiga dai rappresentanti delle istituzioni quello che Cesare esigeva da sua moglie e ciò che non siano sfiorati dai sospetti più lievi, neanche quelli creati ad arte. In ogni caso, siccome è anche l'occasione che fa l'uomo ladro, ricordo che il potere economico della Fifa è davvero straordinario, si pensi, ad esempio, che il fatturato dell'ultimo Mondiale è stato di cinque miliardi di euro. Ci sarebbe davvero il bisogno di ristrutturare completamente l'immagine della Fifa scesa a causa di Blatter e compagnia (alla quale Platini è tutt'altro che estraneo) ai minimi storici. Se trovasse credito l'ipotesi lanciata dal Corriere della Sera si potrebbe persino giungere ad una "Fifa Donna" con la candidatura di due signore africane che peraltro sembrerebbero abbastanza legate allo stesso Blatter che soddisferebbe così la propria esigenza di coprirsi le spalle dopo la sua uscita di scena. La prima è una quarantottenne del Burundi (non è uno scherzo: il Burundi esiste davvero) e la seconda una marocchina cinquantatreenne primo oro africano islamico alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles nei quattrocento ad ostacoli. C'è poi il solito Diego Maradona che farnetica di candidarsi e Zico che promette uno "choc democratico" se verrà eletto ma deve trovare ancora le cinque federazioni prescitte per la preposizione di una candidatura. C'è poi il principe giordano Alabin Al Housseim e infine sembra ci siano anche un Sudcoreano e un Sudafricano. C'è tempo per candidarsi fino al 26 ottobre. Tra centoquarantacinque giorni il congresso straordinario sarà chiamato ad eleggere il successore del dittatore di uno sport squassato dagli scandali. È chiedere troppo augurarsi un cambiamento democratico e radicale?